Laicità e diritti civili – Relazione Introduttiva

6 12 2007

di Susanna Camusso

Ringrazio gli organizzatori per avermi proposto di introdurre “il nodo tematico” su laicità e diritti civili.

Il tema è ovviamente complesso, ed avendo lo scopo di introdurre proverò a delinearne i caratteri senza sottrarmi al vantaggio di poter fare qualche provocazione.

Il tema della laicità pare sottoposto ad un progressivo ostracismo, basta pensare a quel bisogno compulsivo di collegarlo a qualche aggettivo che cerca di limitare il senso, la laicità buona, perché ce n’è una cattiva?

Oppure uso dell’ismo teso a valorizzare a diminuire il senso.

Vorrei invece provare a legarlo a quella che oggi mi pare l’essenza:

libertà, e per l’esattezza libertà di

  • libertà di amare
  • libertà di procreare e quindi di non farlo
  • libertà di curarsi e quindi di non curarsi
  • libertà di avere una fede e quindi di non averla
  • libertà di progettare la propria vita con le scelte e la complessità della sfera di vita
  • libertà di agire i propri diritti e quindi il riconoscimento che si hanno diritti di scelta

che vi sia un nesso tra libertà e laicità, forse, è in qualche angolo delle menti riconosciuto

che vi sia un nesso con i diritti civili, tra laicità e diritti civili, richiede qualche ragionamento in più; perché si deve superare l’idea che vi è una “gerarchia politica” delle tipologie di diritto, si deve superare l’idea che diritto sia nozione generica che ricopre qualunque esigenza, per collocare invece la specificità delle tipologie di diritti

nella nozione ricomprensiva di cittadinanza.

Necessario riappropriarsi della nozione di libertà non come sinonimo di individualismo, fin di privatizzazione, per riproporla invece, come misura della democrazia, come metro della cittadinanza, premessa di riconoscimento dell’altro diverso da te, ma non meno cittadino, non meno persona.

Perché non gerarchia dei diritti, per me che vengo dal lavoro, sarebbe semplice dire che la gerarchia ha quell’origine, da li parte, riproducendo un’idea, che ora, sarebbe riduttiva dell’identità

La nostra identità è molteplice non è più identità esclusiva.

La nostra esistenza fatta di molteplici identità che determinano le nostre scelte sta una delle ragioni per cui non è più separabile la materialità, quella delle esigenze di sopravvivenza, dalla consistente materialità di tanto, dei diritti appunto che siamo tentati di considerare immateriali.

Oggi vi è notizia della nuova enciclica, andrà approfondita, ma vi è una distanza di fondo (un ulteriore arretramento): la negazione della libertà dell’individuo di procedere nella sua esistenza senza obiettivo di Dio.

Non vi è dunque esistenza senza fede, non riconosco la non fede, non riconosco le altre fedi…

Questa violazione di laicità, che insisto è violazione di libertà, -non è nell’esercizio della predicazione della chiesa fa il suo mestiere- parla e mette in questione i comportamenti delle persone e soprattutto della politica.

L’autonomia e la morale della politica deve essere fondata sulla ragione e sulla libertà.

Ancora quel riconoscimento di libertà segna che il patto che regola la convivenza collettiva, perché c’è sempre un patto che regola la convivenza civile, è un patto tra cittadini, non tra sudditi; che assume in parità la libertà di ognuno che ha termine, confine quando viola quella di un altro, ma non funziona per cancellazioni od omologazioni.

Anche per ragioni egoistiche, bisogna sempre ricordare che chi è disposto a schiacciare la libertà altrui, alla fine schiaccerà la propria.

Ma ancora partire dalla libertà di scegliere, darla per scontata, per prassi, per condizione di riconoscimento dell’altro, dice che è estranea all’idea di sinistra che i singoli, le persone siano e vivano in una condizione di minorità che impedirebbe loro di scegliere e di assumersi le proprie responsabilità.

Ancora eguaglianza dei diritti, quindi di libertà nell’accezione fin qui indicata, presuppone che questa eguaglianza non si può negoziare.

Perché le rose, oltre al pane, non sono superfluo ma essenza e materialità.

Come declinare questa affermazione a partire da: ragionare permette di scegliere e quindi di decidere

Uomini e donne ragionano e scelgono

Quindi non esistono “naturali condizioni” che vincolano le nostre scelte e i nostri comportamenti, la nostra esistenza ma scelte e modalità di progettarla ed organizzarla.

La scelta libera, sotto tutti gli aspetti di quali convivenze

La scelta libera se procreare, la mente delle donne non separata da un corpo che sceglie, non la proprietà di altri del corpo femminile, corpo femminile inviolabile

Che si traduce in leggi da difendere 194, leggi da cambiare la 40 dove va cambiato che le donne non sono riconosciute come persone, ma minorità rispetto alle quale prevalgono diritti attribuiti prima e senza certezza che ci sia un’altra vita

Leggi da fare i pacs al di la dei nomi, un diritto civile, ovvero di civiltà

Ma anche altre declinazioni sono necessarie:

laicità e beni pubblici, la funzione pubblica che dice di come si da risposta ai diritti

scuola, nazionale pubblica laica, diritto e dovere di istruzione

scelta e diritto all’eccesso

come sull’acqua diciamo bene indisponibile perché fonte di vita

quali ragionamenti sulla sanità dicevamo prima libertà di curarsi, quali cure, se cura il rapporto tra la cura e il considerare salvaguardata la propria dignità

ma anche prevenzione ed anche accesso

per esempio si può non dare assistenza ad un migrante perché non ha permesso di soggiorno, magari perché lo stato ci mette più di un anno a rinnovarlo

c’è un nesso tra sanità pubblica e diritto di cura, ed anche testamento biologico, eutanasia

privato e mercato della sanità forse non sono coerenti ad un disegno di libertà di cura

ma il tema pubblico e indirizzo porta al tema della ricerca e della scienza

la ragione che la indirizza, le grandi necessità dell’umanità, non la morale o il pensiero religioso

laicità e diritti civili ci portano ancora al tema accoglienza migranti

al tema dei diritti civili che trovano nella nozione di cittadinanza il punto di arrivo, perché accoglienza significa riconoscere l’altro, la sua libertà, le sue identità che di nuovo sono molteplici

affrontando il tema della fede, delle diverse fedi, ma anche del riconoscimento delle libertà, quella femminile in primis

eguaglianza non negoziabile, la ragione porta con sé i principi, non assenza di regole ma regole che partano dalla libertà

per concludere diritti civili come lo spazio e il tempo della nostra libertà, non morali imposte e quindi laicità.

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