Messaggio introduttivo agli Stati generali

2 12 2007

Un terremoto ha investito la politica italiana chiudendo una lunga fase che ha prodotto danni profondi nella società e nel sistema politico del nostro paese, che ha diffuso culture regressive e ha fortemente messo in crisi i valori della rappresentanza democratica.

La sinistra nel suo insieme non è stata in grado di rispondere positivamente alla crisi del rapporto tra politica e società e di tradurre sul piano dell’efficacia politica i bisogni sociali e le aspettative diffuse di cambiamento.

C’è stato il rischio concreto della fine della presenza (nella rappresentanza politica) delle istanze di quel patrimonio che abbiamo, dalla rivoluzione francese in poi, denominato con la nozione forte di “sinistra”.

Oggi, quell’insieme di processi che hanno tentato di cancellare il costituzionalismo democratico e la base paritaria della rappresentanza – chiamata seconda repubblica – è in crisi. Tuttavia non illudiamoci, immaginando e praticando scorciatoie istituzionali che permettano di salvare piccoli recinti.

Oggi il pericolo si presenta con le vesti di ipotesi populiste e plebiscitarie, sia in una versione di destra, sia in una di centro, che assumono le spinte alla partecipazione – diffuse nella società, e non più eludibili – per strumentalizzarle.

Anche i gazebo possono essere utilizzati a tal fine. Il partito pigliatutto e la scesa in campo diretta di altri poteri forti, la chiusura ulteriore delle possibilità di cambiamento – attraverso la gabbia impermeabile al conflitto di governi di grande coalizione – costituiscono una minaccia mortale per il nostro futuro.

Nell’area metropolitana milanese i governi regionale e di Milano hanno favorito il consumo di suolo con una crescita (consegnata in toto al mercato) all’ombra del quale hanno agito la grande speculazione immobiliare e quella finanziaria, producendo una conurbazione invivibile.

Hanno consegnato al degrado le periferie abbandonate da qualsiasi intervento della mano pubblica, hanno abbandonato qualsiasi politica della casa favorendo una lievitazione insopportabile dei prezzi e degli affitti.

Non esiste un’adeguata politica di welfare per governare le contraddizioni connesse con le grandi trasformazioni economiche e sociali che hanno mutato in profondità il tessuto sociale, i suoi valori, le sue culture.

La diffusione di un lavoro e di un’esistenza sempre più precari, la polarizzazione sociale – sempre più marcata tra grandi disuguaglianze – e il moltiplicarsi di vecchie e nuove povertà, la presenza significativa di migranti (con l’invecchiamento della popolazione), la femminilizzazione della sofferenza sociale e dell’oppressione. Il disagio cresce, prevale la solitudine avvertita sempre più come abbandono di fronte a una vita precaria e a un futuro incerto.

Il centro destra, principale responsabile dei fattori di disagio sociale, in mancanza di risposte collettive, ha buon gioco a convertirli in paure la cui causa viene individuata nel diverso, nel migrante, nei rom e proporre politiche sicuritarie solo repressive, che spostano i problemi e – nei fatti – accrescono la percezione d’insicurezza.

Nell’area metropolitana milanese il partito democratico rischia di nascere assumendo contenuti programmatici dalle destre nell’ipotesi di competere sul terreno comune in cui dominano l’impresa e il mercato e abdicando così alla programmazione pubblica in ossequio alla costruzione di relazioni con i poteri forti.

A nostro avviso è invece necessario una costruzione del consenso che non si limiti a riposizionare il proprio bacino elettorale, ma che sappia entrare nel merito delle scelte e delle implicazioni di governo, riuscendo a fornire risposte più moderne ed efficienti, più avanzate sul piano sociale.

La sinistra – così com’è – è insufficiente.

Lo sono le sue forze, è insufficiente la sua tradizionale “cassetta degli attrezzi”. Può restare così com’è e ridursi alla marginalità nella scena politica e a un perpetuo minoritasmo rimanendo impotente davanti alla fatalità dell’economia e del mercato, oppure provare a dare una risposta all’altezza della situazione.

Con l’assemblea del 4 di ottobre abbiamo avviato un percorso per rispondere alle drammatiche urgenze del momento. La costruzione di un soggetto plurale in grado di fornire risposte da sinistra alla crisi della politica, di innovare profondamente la cultura e le pratiche politiche e dare così efficacia all’iniziativa. Un percorso aperto ai tanti soggetti collettivi e individuali, specie a quelli cui la sinistra deve l’innovazione culturale: il femminismo, il pacifismo, l’ambientalismo e il movimento gay, lesbico, transessuale e queer.

Un percorso che assuma la partecipazione, il meticciato di culture e di soggetti e il protagonismo sociale quale retroterra fondante le relazioni politiche, la trasformazione e la democrazia.

Un percorso federativo che faccia proprie la ricchezza e la pluralità delle differenze culturali e politiche.

Oggi qui – questi stati generali – sono il primo momento di approdo di un percorso, ma soprattutto momento di avvio, tutti insieme, partiti e organizzazioni politiche, sinistra diffusa, sindacati, movimenti, associazioni, singole e singoli, intelligenze individuali e collettive per interrogarci su quali contenuti e quali idee siano fondanti per questo nuovo soggetto.

Guai a noi però se pensassimo che da oggi prende il via un soggetto conchiuso e staticamente definito in se stesso. Viceversa assumiamo che il processo resti fluido, aperto ai tanti e tante che vorranno aderire.

Da questo appuntamento dovremmo uscire con più chiarezza e consapevolezza delle idee e dei contenuti del nostro agire. Da qui la necessità dell’articolazione dei nodi tematici e il proposito che gli spazi di riflessione continuino a esistere come luoghi di ricerca comune.

Vogliamo costruire questo nuovo soggetto plurale perché ci sentiamo dentro percorsi più generali che rimandano ai destini della sinistra nel nostro paese, per collaborare a restituirle la capacità di rappresentare le istanze e le aspettative del suo popolo. Siamo consapevoli però che riusciremo a rispondere a questi bisogni se sapremo dare risposte credibili alle contraddizioni di questa città metropolitana, che siano alternative a quelle del centro destra e dei suoi imitatori.

In un pianeta e in un capitalismo dove per definizione “tutto si tiene”, dobbiamo partire dal mondo, dai problemi del pianeta ecc., ma abbiamo il compito di vedere e analizzare i nessi, i legami con la realtà nostra.

Vogliamo tentare di leggere le grandi contraddizioni dell’area metropolitana alla luce dei fenomeni indotti dalla globalizzazione neoliberista e dei drammatici problemi che gravano sul pianeta: i giganteschi processi migratori, i cambiamenti climatici, la rovina dell’agricoltura non legata all’agrobusiness, le scelte energetiche, l’espropriazione capitalistica dei beni comuni, a cominciare dall’acqua.

Trovare la forza e le idee per rispondere ai problemi che la questione ecologica pone è indispensabile se vogliamo provare a raggiungere la fine non di questo millennio ma di questo secolo.

Vogliamo fare ciò, ma nello specifico delle questioni di Milano: la presenza dei poteri forti l’assalto al territorio, le grandi speculazioni immobiliari in breve la messa a valore a fini privati e di arricchimento dei beni comuni, dei beni demaniali ecc., una delle frontiere oggi dell’accumulazione capitalistica.

Le donne subiscono la violenza “normale” del patriarcato, del dominio maschile, dell’esclusione e vivono in prima persona la sofferenza sociale ed esistenziale di questo stato di cose.

I lavoratori migranti sono soggetti alle forme più brutali di lavoro, esclusi dai più basilari diritti di cittadinanza, perseguitati da una legislazione che da una parte favorisce la perpetuazione delle forme di sfruttamento più gravi e dall’altra li indica come un pericolo per le comunità, tenendoli separati e in competizione con i lavoratori autoctoni.

Vengono disperse intelligenze e pratiche innovative non creando opportunità di valorizzazione per le tante competenze, talenti, professionalità.

Dobbiamo aver ben chiaro che un nuovo soggetto politico come dev’essere la sinistra unitaria e plurale implica che non possiamo separare ciò che non è separabile. Dobbiamo avere ben chiaro che non possiamo agire nella complessità della condizione contemporanea tenendo separate le questioni del lavoro, dell’ambiente, delle donne, dei beni comuni, dei diritti individuali e collettivi, della laicità, dell’etica pubblica ecc.

La sinistra unita e plurale che costruiamo deve essere utile, utile alla società e agli strati sociali che rappresentiamo. L’unità è importante ma non può essere un fine in sé. Costruiamo la metropoli della qualità della vita, della convivenza, della felicità. Si dice “Forti con i deboli, deboli con i forti”. Noi vogliamo rovesciare questa logica. La legalità democratica, le norme, le regole e i diritti devono difendere il più debole contro l’arroganza, l’arbitrio del più forte.

Le elaborazioni che oggi cominciamo a costruire insieme dovranno essere una parte del percorso indispensabile per rilanciare l’iniziativa politica della sinistra a tutti i livelli, e soprattutto a partire dalla dimensione sociale in cui esprimeranno la loro utilità nell’orientare una ripresa dell’inchiesta da connettere con la promozione di mobilitazioni e conflitti contro le politiche neoliberiste, razziste, familiste, securitarie delle destre. I punti programmatici su cui ci impegniamo sono:

  • casa, sanità, scuola, mobilità , ambiente, modello di sviluppo
  • i beni comuni dell’acqua, del suolo e del demanio pubblico, dell’energia, della conoscenza, del software libero ecc.
  • la dignità del lavoro, contro la precarietà estesa a tutti gli aspetti dell’esistenza, come terreno di integrazione giovani/migranti/lavoratori “stabili” e contributo decisivo per la ricomposizione di un movimento dei lavoratori.
  • un nuovo Stato sociale, nella difesa e nello sviluppo dei servizi e del lavoro pubblico, della sicurezza sul lavoro, contro vecchie e nuove privatizzazioni, contro la logica della “centralità dell’impresa” nella società, rovesciandola in una rinnovata centralità del lavoro salariato privato e pubblico.
  • nuovi diritti di cittadinanza per tutti indipendentemente da genere, orientamento sessuale, etnia, religione e per l’autorganizzazione dei migranti.
  • l’affermazione di una nuova soggettività femminile/femminista contro violenze, discriminazioni, patriarcato, sessismo e familismo.
  • l’opposizione alla guerra e al militarismo
  • l’antifascismo, contro l’estrema destra e i diversi “revisionismi”, la repressione del conflitto sociale e le politiche securitarie.
  • etica, cultura, politica come triangolazione per una nuova visione della società e della convivenza, per una partecipazione diffusa, per una democrazia nuova e radicale, nella vita quotidiana e fino ai livelli politici e istituzionali.
  • accesso ai saperi, il diritto all’istruzione e alla formazione, la difesa della ricerca pubblica.
  • un approccio non proibizionista alle sostanze stupefacenti che metta al centro politiche di prevenzione e di riduzione del danno.

Care/i, a noi tutte/i un grande augurio di buon lavoro per l’avvio di questo percorso per la costruzione di una sinistra unitaria e plurale, per la pace, il lavoro, l’ambiente, i diritti, per una trasformazione del sociale per un altro mondo possibile!

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